Gli esperti sono certi: questo riflesso relazionale comune spesso nasconde un’insicurezza affettiva che può portare a perdita di fiducia e relazioni instabili
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Gli esperti sono certi: questo riflesso relazionale comune spesso nasconde un’insicurezza affettiva che può portare a perdita di fiducia e relazioni instabili

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- 13 Febbraio 2026

Fuori dalla finestra, qualcuno prende il telefono e scorre la rubrica. Un messaggio a un amico, poi una chiamata rapida. Più tardi, toccherà forse a un collega o a un familiare: un piccolo esercito discreto pronto a offrire conforto, ascolto, presenza. Eppure, in questo gesto così diffuso, si insinua qualcosa di meno ovvio, una tensione silenziosa che sfugge agli sguardi più distratti. L’apparenza di sicurezza nasconde spesso un altro racconto, meno brillante e più fragile.

Quando il bisogno si moltiplica

Spesso basta un dettaglio: una risposta tardiva, un silenzio imprevisto. La sensazione d’instabilità emerge come una corrente sotterranea. Così si cerca altrove, in altri nomi, altre chat, nuove orecchie disponibili. L’impulso a circondarsi di molteplici riferimenti emotivi cresce, alimentando un mosaico di relazioni che sfiora la densità e a tratti la confusione.

Sotto questa costruzione sociale apparentemente solida si nasconde però un movimento meno rassicurante. Gli esperti richiamano l’attenzione su un dato: la ricerca ansiosa di sostegno multiplo non racconta una ricchezza relazionale, ma può celare il timore che nessun legame sia davvero sufficiente a spegnere il senso di precarietà. Si fugge dalla solitudine cambiando compagnia, oppure si alternano confidenze tra più figure, senza mai riposare davvero in nessuna.

Le basi della sicurezza invisibile

La teoria dell’attaccamento suggerisce che non è la quantità a misurare la solidità del sostegno, ma la sua profondità e la capacità di percepirlo come stabilizzante. Quando l’ansia relazionale governa le interazioni, il bisogno di conferme non si sazia; diventa più una zavorra che un appiglio reale. Gli adulti che sperimentano questo tipo di attaccamento s’interrogano costantemente: basterà questa amicizia? Mi vorrà ancora bene domani? Se la risposta tarda, la ricerca ricomincia, quasi senza tregua.

Uno studio su più di quattromila persone mostra che oltre due o tre figure chiave di riferimento, il beneficio emotivo non cresce più. Anzi, accumulare nuovi sostegni spesso espone al rischio contrario: quello di disperdersi, sentendosi soli proprio mentre si è più circondati.

Equilibri precari e nuove consapevolezze

C’è un prezzo, sottile ma costante. Più si dipende da una rete ampia, più si alimentano aspettative – per sé e per gli altri – spesso insostenibili. E il mancato riscontro, la semplice distanza di un giorno, può trasformare il bisogno di rassicurazione in una fonte di ansia ulteriore.

Apprezzare il valore di pochi legami solidi diventa, allora, qualcosa di più che un consiglio: una vera e propria base di sicurezza. Trovare nutrimento nella qualità, più che nella quantità, significa imparare a tollerare l’incertezza, a consolare se stessi quando l’assenza si manifesta, a lasciar andare il controllo costante sul flusso del sostegno emotivo.

Costruire con pochi pilastri

La metafora si fa concreta: meglio una casa poggiata su alcuni pilastri robusti che un’impalcatura affollata ma fragile, dove ogni appoggio può venir meno in qualsiasi momento. La capacità di scegliere relazioni meno ansiose, di rispettare tempi e distanze senza viverli come abbandoni, diventa parte di un lavoro interiore che richiede pazienza e maturità.

Non si tratta di chiudersi agli altri o di ridurre il proprio mondo relazionale, ma di esercitare una consapevolezza diversa sul senso della propria “rete”. Amare l’affidabilità invece della semplice presenza numerosa, lasciando che sia la qualità della sicurezza ricevuta – e della propria disponibilità ad accoglierla – a segnare la differenza nel benessere emotivo quotidiano.

Alla fine contano meno i numeri e molto di più la tenuta silenziosa dei rapporti scelti e curati. Riconoscere questo riflesso istintivo, questa fame di appoggi che rischia di trasformarsi in trappola, è forse il primo passo per ristabilire una forma di fiducia che non dipende dal rumore della folla, ma dalla forza discreta di pochi, veri legami.

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Appassionata di giornalismo da sempre, ho 47 anni e amo raccontare storie che fanno la differenza. La mia curiosità e determinazione mi guidano ogni giorno nel mio lavoro.