Gli esperti concordano nel dire che alcuni segnali del linguaggio del corpo dei narcisisti non sono sempre visibili, ma possono danneggiare le relazioni.
© Chioschigialli.it - Gli esperti concordano nel dire che alcuni segnali del linguaggio del corpo dei narcisisti non sono sempre visibili, ma possono danneggiare le relazioni.

Gli esperti concordano nel dire che alcuni segnali del linguaggio del corpo dei narcisisti non sono sempre visibili, ma possono danneggiare le relazioni.

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- 11 Febbraio 2026

In certe mattine d’autunno, al bar, tra l’aroma del caffè e le tazze sbattute, c’è chi non passa inosservato. Un movimento delle braccia troppo ampio, una postura eretta quasi ostentata, quella piccola invasione dello spazio che mette una sottile distanza con gli altri. Sembra quasi che questo modo di occupare la scena racconti qualcosa che va oltre una semplice abitudine. In quei gesti, spesso, si nasconde una trama più profonda, difficile da cogliere ma capace di cambiare il clima di ogni conversazione.

Gesti che parlano da soli

Alcuni, senza accorgersene, fanno del proprio corpo un palcoscenico permanente. Braccia larghe, sorrisi calibrati, mani che disegnano nell’aria frasi invisibili. Non si tratta solo di carattere vivace o entusiasmo: a volte sembra che ogni movimento abbia il compito di reclamare attenzione, come se l’ambiente attorno fosse una platea silenziosa.

Soprattutto nelle stanze affollate o negli incontri di lavoro, si percepisce questa spinta a dominare lo spazio. Il mento che si solleva, il petto in fuori, lo sguardo di chi osa guardare oltre, raramente negli occhi degli altri. Parole e movimenti si inseguono, interrompendo il flusso naturale della conversazione.

Il confine invisibile

Poi c’è lo spazio personale, quella zona di conforto che la maggior parte delle persone rispetta quasi istintivamente. Non per tutti, però, vale lo stesso. Può capitare che una mano si posi sul braccio senza essere richiesta, o che il corpo avanzi oltre la distanza abituale. Il confine sfuma, e la sensazione di disagio cresce, sottile e persistente.

Chi adotta questi comportamenti, spesso, non mostra segni evidenti di empatia. L’espressione resta immobile, lo sguardo vaga ma non si sofferma. È come se ogni momento fosse un monologo, più che un dialogo.

Specchi e riflessi, la ricerca di sé

Nel riflesso di una vetrina, tra gli oggetti di metallo o nei finestrini, certi sguardi si cercano di continuo. Lo stupefacente non è tanto l’atto in sé, quanto la frequenza e la cura ossessiva per la propria immagine. Un gesto che, a lungo andare, trasmette insicurezza più che sicurezza.

In questi attimi, emerge una distanza emotiva che affiora anche durante le conversazioni più quotidiane. Mentre uno racconta, l’altro resta impassibile, il volto come una maschera scolpita.

L’impatto sulle relazioni

Questi segnali corporei, così discreti per chi non li coglie, incidono profondamente nella qualità delle relazioni. Si creano muri invisibili, dialoghi sbilanciati, una sottile sensazione di esclusione. Dove manca lo scambio vero, l’empatia fatica a trovare spazio.

Ci si accorge col tempo che qualcosa stride: la conversazione si svuota, ci si sente spettatori di un copione già scritto. Proteggere i propri limiti, imparare a riconoscere questi automatismi, diventa un modo per tutelare la propria serenità.

Riconoscere questi segnali nel quotidiano non è semplice, ma può cambiare il modo di stare insieme e difendere i confini invisibili che rendono autentica ogni relazione. La consapevolezza è già una forma di cambiamento, e in queste piccole attenzioni si trova la chiave di equilibri più sani.

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Appassionata di giornalismo da sempre, ho 47 anni e amo raccontare storie che fanno la differenza. La mia curiosità e determinazione mi guidano ogni giorno nel mio lavoro.