Questa scoperta importante su un buco nero sconvolge tutto ciò che credevamo di sapere sulla nostra galassia
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Questa scoperta importante su un buco nero sconvolge tutto ciò che credevamo di sapere sulla nostra galassia

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- 10 Febbraio 2026

Sagittarius A*, il gigantesco buco nero al centro della Via Lattea, rappresenta da decenni un enigma per l’astronomia. Nuove osservazioni condotte grazie a una sinergia di strumenti terrestri e spaziali hanno permesso di svelare una “firma energetica” finora mai rilevata, colmando una lacuna nella nostra comprensione. Questa scoperta apre prospettive radicalmente nuove sul funzionamento dei buchi neri e sull’origine della nostra galassia.

Una scoperta che ridefinisce Sagittarius A*

Situato a circa 27.000 anni luce dalla Terra, Sagittarius A* si distingue come uno dei buchi neri supermassicci più studiati dell’universo, con una massa circa 4 milioni di volte superiore a quella del Sole e un diametro enorme di 44 milioni di chilometri. Sebbene sia relativamente “tranquillo” rispetto ai suoi corrispettivi più attivi in altre galassie, la sua attività ha sempre attirato l’attenzione degli scienziati per i significativi misteri cosmici che potrebbe svelare.

Il ruolo chiave della radiazione medio-infrarossa

Fino ad oggi, numerose osservazioni avevano registrato esplosioni provenienti da Sagittarius A* in diverse lunghezze d’onda, dalle onde radio ai raggi X, passando per il vicino infrarosso. Tuttavia, mancava una prova diretta di radiazione nello spettro medio-infrarosso (MIR), fondamentale per comprendere il collegamento tra gli scoppi radio e quelli nel vicino-infrarosso. Gli ultimi rilievi, ottenuti tramite il telescopio spaziale James Webb con il supporto del Submillimetre Array, hanno finalmente colto questa emissione mancante.

L’accrescimento e i campi magnetici: energia che attraversa il cosmo

La materia intorno a Sagittarius A* si dispone in un disco di gas e polveri, noto come disco di accrescimento, dove forti campi magnetici intrecciati liberano enormi quantità di energia. In queste condizioni estreme, elettroni vengono accelerati a velocità vicine a quella della luce, producendo la cosiddetta radiazione di sincrotrone. Le recenti osservazioni hanno rivelato che la radiazione MIR appare circa dieci minuti prima di quella submillimetrica, in perfetto accordo con quanto previsto dai modelli teorici: un indizio chiave sul funzionamento intimo dei buchi neri.

Un ponte tra regioni dello spettro mai connesse

La rilevazione della radiazione MIR si rivela cruciale perché rappresenta il collegamento diretto che mancava tra le esplosioni nel radio e nel vicino-infrarosso. Questo risultato permette di tracciare una vera mappa temporale delle dinamiche energetiche di Sagittarius A*, spiegando finalmente i meccanismi dietro le sue periodiche “fiammate”. Il processo ha richiesto venticinque anni di ricerche e ora rappresenta una pietra miliare nella storia della radioastronomia.

Sguardo sul futuro: nuovi interrogativi sulla Via Lattea

La conferma osservativa della radiazione di sincrotrone nel medio-infrarosso ha implicazioni ben più ampie. Mostra che Sagittarius A* non è un cuore statico ma un organo vivo, capace di pulsazioni energetiche che illuminano momentaneamente il centro galattico. Questi dati non solo migliorano la conoscenza dei buchi neri quiescenti, ma sollevano anche nuovi interrogativi sull’evoluzione e la genesi della Via Lattea stessa. Le ricerche si estendono ora anche al buco nero supermassiccio M87* per verificare se fenomeni simili siano comuni nei nuclei galattici.

Un nuovo paradigma nella comprensione dei buchi neri

Lo studio ha ribaltato l’idea precedente secondo cui i buchi neri apparentemente “calmi” celassero poca attività di rilievo: al contrario, emergono ora come sistemi di grande complessità e dinamismo. La “firma mancante” trovata nelle recenti osservazioni funziona come chiave per comprendere non solo la fisica estrema nei pressi dei buchi neri, ma anche per tracciare una nuova rotta nelle ricerche future sull’origine della nostra galassia.

Le nuove evidenze ottenute grazie alla collaborazione tra strumenti all’avanguardia consentono di collegare segmenti dello spettro elettromagnetico prima isolati e di ridefinire la nostra visione sui processi energetici che modellano il cuore della Via Lattea. Sagittarius A* si conferma così laboratorio naturale d’eccezione per studiare i misteri più profondi dell’universo.

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Appassionata di giornalismo da sempre, ho 47 anni e amo raccontare storie che fanno la differenza. La mia curiosità e determinazione mi guidano ogni giorno nel mio lavoro.