Un nuovo studio rivela che un ghiacciaio della Groenlandia si sta fratturando in tempo reale, una realtà che tutti noi sottovalutiamo nell’era digitale
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Un nuovo studio rivela che un ghiacciaio della Groenlandia si sta fratturando in tempo reale, una realtà che tutti noi sottovalutiamo nell’era digitale

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- 4 Febbraio 2026

Una mattina di fine estate, l’orizzonte di ghiaccio sembra immobile, come una superficie familiare e rassicurante. Eppure, al di sotto, accadono cose che la vista non può cogliere subito: fenditure improvvise, movimenti nascosti, cicatrici antiche che riaffiorano. C’è un lato inedito del clima artico che si sta manifestando proprio ora, sotto gli occhi dei satelliti e degli strumenti digitali, lasciando dietro di sé interrogativi silenziosi e immagini sorprendenti per chi, da molti anni, osserva il lento mutare della neve e del ghiaccio.

Un nuovo sguardo sul ghiaccio che si spezza

In Groenlandia, il ghiacciaio 79°N sta mostrando un comportamento diverso da quello che molti ricordano. Da quando, negli anni ’90, le temperature sono salite, la zona ha visto la comparsa di laghi supraglaciali mai osservati prima. Questi bacini si formano lentamente, raccolgono acqua di fusione e, improvvisamente, si svuotano in modo violento attraverso fratture che si aprono come porte inattese nella massa del ghiaccio.

Il misterioso ciclo dei drenaggi rapidi

In pochi istanti, milioni di litri d’acqua precipitano dal lago verso la base del ghiacciaio. Il suono degli strappi resta lontano all’orecchio, ma i radar e le immagini mostrano disegni triangolari di fratture che tagliano la superficie, soprattutto negli ultimi anni. Non è solo un evento raro: dal 2019, questi episodi si stanno ripetendo più spesso, con almeno quattro grandi svuotamenti in poco tempo.

Fratture che lasciano il segno

Non tutte le cicatrici si rimarginano subito. Alcune fratture crescono rapidamente fino a diventare moulins glaciaires, pozzi profondi e larghi decine di metri. Anche dopo la fase principale del drenaggio, l’acqua continua a scendere attraverso questi canali, mantenendo viva una rete sotterranea di vie d’uscita e lasciando tracce che i radar possono seguire per anni. La superficie appare stabile, ma la memoria delle lacerazioni resta.

Il ghiaccio tra rigidità e flessibilità

Osservando da vicino, il ghiaccio si comporta in modo viscoelastico. Si deforma come un materiale denso e scorrevole, ma conserva anche la capacità di flettersi, rompersi e poi in parte richiudersi, come un tessuto che tenta di ricomporsi senza dimenticare le sue ferite. I vecchi canali di drenaggio possono riattivarsi negli anni successivi: le loro dimensioni esterne possono rimanere invariate per molto tempo, segnando la superficie del ghiaccio con una memoria quasi permanente.

La memoria digitale di un sistema in bilico

Il monitoraggio oggi è possibile grazie a una combinazione di dati satellitari, rilievi aerei e modelli fisici. Gli strumenti digitali ci offrono uno sguardo quasi in tempo reale sui cambiamenti, ma la rapidità e la frequenza degli eventi sfuggono talvolta alla consapevolezza. Le perturbazioni che attraversano il ghiacciaio sono strane, drastiche, spesso impreviste: l’intero sistema sembra oscillare tra uno stato tradizionale e uno nuovo, di cui la resilienza ancora non si conosce.

Un equilibrio che muta sotto la superficie

Ciò che emerge è un equilibrio fragile e dinamico. I drenaggi improvvisi, i canali che si formano e si chiudono, la persistenza delle antiche fratture: tutto suggerisce un ghiacciaio che trattiene la memoria degli eventi passati, senza però garantire il ritorno a uno scenario familiare. Le immagini mentali che restano sono quelle di un tessuto ghiacciato continuamente lacerato e ricucito, ritmato da pulsazioni di acqua e silenzio.

In questa osservazione costante del freddo estremo, la percezione digitale rischia di farci perdere di vista la rapidità e la complessità dei cambiamenti reali. La scienza continua a raccogliere dati, ma il paesaggio del ghiaccio racconta una storia di fratture visibili e invisibili, di mutamenti che forse solo il tempo potrà davvero chiarire.

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Appassionata di giornalismo da sempre, ho 47 anni e amo raccontare storie che fanno la differenza. La mia curiosità e determinazione mi guidano ogni giorno nel mio lavoro.